L'altra metà dell'avanguardia 1910-1940
Pittrici e scultrici nei movimenti delle avanguardie storiche
il Saggiatore
410 pagine, 381 fotografie colore e b/n, schde di 114 artiste
C'è stato un tempo in cui Varvara Stepanova era solo la moglie di Rodcenko e la fama di Frida Kahlo non superava i confini del Messico. In quei lunghi decenni di oblio, le pittrici e scultrici che avevano svolto un ruolo primario nel grande rinnovamento artistico della prima metà del Novecento si trovavano relegate in una provincia remota e marginale della storia dell'arte. Solo poche personalità erano state risparmiate da quella rimozione pressoché indiscriminata, dovuta alla disattenzione o al pregiudizio dei critici, all'autocensura delle stesse artiste, alle persecuzioni razziali, alle devastazioni delle guerre mondiali.
L'altra metà dell'avanguardia, la mostra ideata da Lea Vergine nel 1980, strappò il velo che celava l'attività di oltre cento artiste europee, russe, americane che, come scrisse Giorgio Manganelli "ignorate, scomparse, rintanate, morte e disperse, o pensose sul tema del morire, ormai ignare di se stesse, avevano portato alla strepitosa avventura dell'avanguardia una ricchezza straordinaria". Fu una scoperta che fissò un canone valido a livello internazionale e impose all'attenzione di pubblico e critica autrici che da allora hanno ottenuto piena cittadinanza nel campo delle arti visive basti ricordare il caso di Carol Rama.
Tuttora insuperato per rigore critico ed estensione delle esperienze indicate, il catalogo dell'esposizione è oggi ripubblicato in forma di libro come riferimento imprescindibile per chiunque voglia conoscere il ruolo dell'arte femminile nei movimenti di punta del secolo passato. Laddove possibile, i profili dedicati alle autrici sulle quali non esisteva alcuna documentazione sono stati riscritti o aggiornati tenendo conto delle acquisizioni più recenti e l'apparato iconografico è stato rinnovato, pur nel rispetto delle scelte compiute in occasione della mostra. L'impostazione generale, scandita secondo schede biografico-critiche raccolte attorno ai rispettivi gruppi e movimenti, è rimasta immutata, a testimoniare il valore di un'intuizione critica che il quarto di secolo trascorso ha lasciato intatto.
Biografia
Lea Vergine è autrice di numerose pubblicazioni sui problemi dell'arte contemporanea, tra cui Il corpo come linguaggio / Body Art (Prearo 1974), Attraverso l'Arte / Pratica Politica (Arcana 1976), L'Arte ritrovata (Rizzoli 1982), L'Arte in gioco (Garzanti 1988), Gli ultimi eccentrici (Rizzoli 1990), Arte in trincea (Skira 1996), Body art e storie simili, nuova edizione di Il corpo come linguaggio (Skira 2000), Ininterrotti transiti (Rizzoli 2001) e, insieme a Elisabetta Fermani e Sergio Lambiase, Capri 1905-1940. Frammenti postumi (Feltrinelli 1983; La Conchiglia, 1993; Skira 2003). Ha curato i volumi Arte: utopia o regressione? (Mazzotta 1992) e La scena del rischio. Follia e rassicurazione nelle arti di oggi (Umberto Allemandi, 1998). Nel 2001 Skira ha pubblicato Schegge, intervista di Ester Coen all'autrice sull'arte e la critica contemporanee.
Ha ideato numerose mostre, tra cui, oltre a "L'altra metà dell'avanguardia", Milano, Palazzo Reale, Roma, Palazzo delle Esposizioni, Stoccolma, Kulturhuset (1980-1981), "Arte cinetica e programmata", Milano, Palazzo Reale (1983-1984); "Carol Rama", Milano, Sagrato del Duomo (1985); "Geometrie dionisiache", Milano, Rotonda della Besana (1988); "Quando i rifiuti diventano arte / Trash", Musei di Trento e Rovereto (1997-1998) e, insieme a Gabriella Belli e Giorgio Verzotti, "Il bello e le bestie", MART di Rovereto (2004-2005).