3º Festival di Musica Acusmatica
Diffusione del suono – un punto di vista personale
Marco Manca - Resonance
Il sistema di diffusione sonora proposto dall’Acusmatica sembra indirizzarsi verso la costruzione di un risultato molto differente rispetto a quello ottenuto dalla Stereofonia, in cui si tende, in differita temporale, alla ricostruzione acustica e spaziale dell’evento originario (dal concerto, al momento esatto della propria rappresentazione e registrazione, fino a quello della sua riproduzione in un contesto spaziale e temporale differenti rispetto a quello originario).
L’Acusmatica permette invece, a discrezione del compositore o dell’interprete, di intervenire in maniera immediata e dinamica sulla concezione stessa di spazio e di tempo, modificandole entrambe sino a frantumare quei rigidi schemi percettivi che l’umanità usa auto imporsi attraverso il meccanico condizionamento dettato dalla “trance consensuale”.
Liberarsi dal giogo di tale meccanicità percettiva lascia libero spazio alla considerazione di nuove e diverse soluzioni interpretative di quegli stessi fenomeni che convenzionalmente sarebbero stati ritenuti come “previsti” o “prevedibili”.
Entrambe le discipline tendono comunque ad espandere la percezione dell’evento (riprodotto attraverso il relativo sistema di diffusione sonora), offrendo una, la Stereofonia, l’ascolto del concerto in unione ad una “visione acustica” il più possibile fedele a quella originale; l’altra, l’Acusmatica, una fruizione della musica non più confinata entro forme predefinite, ma libera di spaziare tra nuove e cangianti geometrie, decise in tempo reale dall’esecutore, che spesso opera in stato di simbiosi emotiva con lo stesso pubblico presente in sala.
La personale esperienza acquisita nel campo della Stereofonia, frutto di una sperimentazione oramai ventennale, ha fatto si che mettessi a punto una tecnica di riproduzione in grado di stimolare con grande efficacia la percezione virtuale di un evento tridimensionale, un tale tipo di ascolto oltre a coinvolgere la coscienza vigile, propria della sfera mentale e immaginativa, dà luogo ad una forma spaziale dinamica, a cui si abbarbica, come edera su un ramo, la simulata, ma non per questo meno reale, percezione emotiva veicolata dall’evento riproposto.
Da quattro anni curo il sistema di diffusione sonora per il “Festival internazionale di Musica Acusmatica, a cui con naturalezza cerco di applicare le personali conoscenze acquisite nel campo dell’Acustica o, per meglio dire, in quello dell’Acustica non convenzionale.
Ho inteso il sistema acusmatico come un generatore psicoemozionale ad assetto variabile, a questo cerco di integrare le possibilità ricostruttive offerte dalla stereofonia, per aspirare alla realizzazione di uno strumento di diffusione acustica dalle ancora aumentate capacità manipolative nei confronti della percezione spaziale multidimensionale.
Non dunque una semplice serie di diffusori posizionati secondo uno schema preordinato, ma uno strumento integrato, ottenuto attraverso la taratura e accordatura delle singole parti.
L’accordatura del sistema, secondo l’esperienza maturata empiricamente durante le passate manifestazioni, permette che porzioni o l’intero spazio della sala vengano messi in risonanza, e se è lo spazio a vibrare, perché eccitato acusticamente dal sistema di diffusione, anche gli ascoltatori, in quanto entità fisiche, saranno coinvolti direttamente in tale effetto.
La macchina sensoriale così ottenuta è in grado di stimolare il pubblico e di guidarlo verso strade mai percorse, coinvolgendolo nell’ascolto della musica non solo dal punto di vista mentale, ma anche e soprattutto da quello strettamente fisico ed emotivo.
Una tale modalità fa sì che lo stesso messaggio, veicolato attraverso la musica, possa infondersi con forza nell’ascoltatore, producendo uno shock capace di raggiungere e stimolare anche le più remote e sconosciute profondità dell’essere.